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L'aria che respiriamo sta cambiando, ma non stiamo restando senza ossigeno

L'ossigeno nell'atmosfera diminuisce davvero, e lo si misura da più di trent'anni. Solo che salire in collina ne toglie molto di più di quanto ne toglierà un secolo di emissioni. Ecco perché il problema dell'anidride carbonica è un altro.

Pubblicato l'8 agosto 2026 · lettura 6 minuti

Il punto in tre righe

Di che cosa è fatta l'aria

Conviene partire da qui, perché è la cosa che quasi nessuno ha in mente con precisione. Chiamiamo l'aria "ossigeno", ma l'ossigeno ne è la parte minore.

Circa 78 parti su cento sono azoto, un gas che respiriamo insieme al resto e che il nostro corpo non usa. Poco meno di 21 parti sono ossigeno, ed è l'unica parte che ci serve davvero. Un'altra parte piccola, meno dell'uno per cento, è argon. Tutto il resto, compresa l'anidride carbonica, sta in quel che avanza.

L'anidride carbonica oggi è lo 0,043 per cento dell'aria. Se disegni l'atmosfera come una striscia, quella quota è un tratto talmente sottile che va ingrandito per riuscire a vederlo.

azoto 78,1% ossigeno 20,9% ingrandito ↓ argon 0,93% CO₂ anidride carbonica: 0,043% aria secca, al livello del mare
Le proporzioni sono rispettate: la striscia dell'anidride carbonica è larga meno di mezzo pixel, per questo serve l'ingrandimento in basso a destra. Il vapore acqueo non è conteggiato perché varia molto da un luogo all'altro.

Sì, l'ossigeno sta calando

Dal 1989 un programma dell'istituto Scripps di San Diego tiene sotto controllo la quantità di ossigeno nell'aria, con lo stesso metodo scrupoloso con cui da molto prima si misura l'anidride carbonica.

Il motivo del calo è semplice, ed è lo stesso di una fiamma: per bruciare qualcosa serve ossigeno. Quando si brucia carbone, petrolio o metano, l'ossigeno viene consumato e al suo posto compare anidride carbonica. Le due curve si muovono in modo speculare: quella dell'anidride carbonica sale, quella dell'ossigeno scende. È una delle prove più dirette che l'aumento della CO₂ arrivi dalla combustione e non da altre cause naturali.

La quantità? Circa quattro parti per milione all'anno in meno, su un totale di circa 209.500. Detta in percentuale: nell'arco di un secolo l'ossigeno passerebbe da circa 20,95 a circa 20,83 per cento, e questo nello scenario in cui si continua a emettere senza freni.

Quanto conta per chi respira

Per capire se quel calo ci riguarda serve un termine di paragone che conosciamo tutti: l'altitudine. Salendo, l'aria si dirada e l'ossigeno che arriva ai polmoni a ogni respiro diminuisce, ed è per questo che in montagna si fa più fatica.

Situazione Ossigeno disponibile In quanto tempo
Un secolo di emissioni senza freni circa −0,6% cento anni
Salire da Roma a un paese a 500 metri circa −6% un'ora di macchina
Salire a 1.000 metri, una collina qualsiasi circa −12% una gita
Passare una settimana a 2.000 metri circa −22% una vacanza

I valori in montagna indicano quanto ossigeno arriva davvero ai polmoni a ogni respiro, che dipende dalla pressione dell'aria. La percentuale di ossigeno resta la stessa a tutte le quote: quello che cambia è quanta aria c'è.

Il confronto dice tutto: una gita in collina toglie ai polmoni venti volte più ossigeno di un secolo intero di emissioni, e nessuno considera pericoloso andare in collina. Chi vive stabilmente in quota respira così tutta la vita, e sta benissimo.

Quindi la risposta alla domanda è netta: no, non stiamo restando senza ossigeno, e non ci resteremo. Il calo è reale, è utile agli scienziati come prova, ma non è una faccenda che riguardi il respiro.

Allora perché lo 0,04% conta tanto?

Qui sta l'obiezione opposta, quella di chi dice: se l'anidride carbonica è appena lo zero virgola zero quattro per cento, come fa a cambiare il clima di un pianeta intero?

La risposta è che non conta la quantità, conta cosa sa fare. Azoto e ossigeno, che insieme fanno il 99 per cento dell'aria, sono trasparenti al calore: la radiazione infrarossa che la Terra emette verso lo spazio li attraversa senza che se ne accorgano. L'anidride carbonica no: quella la assorbe e la rimanda in parte verso il basso. Anche il vapore acqueo si comporta così.

È la stessa ragione per cui un vetro sottile basta a scaldare una serra, mentre una parete d'aria molto più spessa non ci riesce: conta il materiale, non lo spessore. Il 99 per cento dell'atmosfera, dal punto di vista del calore, è praticamente invisibile. Quel poco che lo trattiene fa tutto il lavoro.

C'è anche una controprova rassicurante: senza nessun gas serra la Terra sarebbe un pianeta ghiacciato, sotto zero in media. Quei gas ci sono sempre stati e sono la ragione per cui il pianeta è abitabile. Il problema è la quantità che ne stiamo aggiungendo.

Quanta ne abbiamo aggiunta

Questa curva è probabilmente il grafico più famoso della scienza del clima. Sono le misure fatte all'osservatorio di Mauna Loa, alle Hawaii, ininterrottamente dal 1958: un posto scelto apposta perché è in mezzo all'oceano, lontano da città e industrie, e quindi misura l'aria di fondo del pianeta.

300 350 400 prima delle fabbriche: circa 280 1959: 316 2026: 430 1959 1992 2026
Media annuale dell'anidride carbonica in parti per milione, misurata a Mauna Loa dal 1959 al 2026. Dati NOAA, riportati come sono. Prima dell'industrializzazione il valore era attorno a 280 parti per milione, sotto la base di questo grafico.

Da 316 a 430 parti per milione in sessantasette anni. Rispetto a prima delle fabbriche, quando il valore stava attorno a 280, siamo a più di una volta e mezza. Ed è una curva che non ha mai smesso di salire in tutto questo tempo, nemmeno negli anni delle crisi economiche.

Le due esagerazioni da evitare

Su questo argomento circolano due racconti opposti, e sbagliano entrambi.

La versione corretta è meno comoda di entrambe: l'aria non sta finendo, e proprio per questo vale la pena parlare di quello che sta davvero succedendo, cioè che una parte piccola ma decisiva della sua composizione è cambiata più di quanto sia mai successo in tempi così brevi.

Un'ultima cosa, sulle stanze chiuse

Vale la pena chiarirlo perché genera confusione. In casa o in ufficio la concentrazione di anidride carbonica è molto più alta che all'aperto, perché la produciamo respirando: in una stanza con qualche persona e le finestre chiuse si arriva facilmente a due o tre volte i valori esterni, e con l'aria viziata compaiono mal di testa e sonnolenza.

Sono due faccende diverse. Quella di casa è un problema di ricambio d'aria, si risolve aprendo la finestra e non ha niente a che vedere con il clima. Quella dell'atmosfera è mille volte più diluita e non ci farà mai venire il mal di testa: agisce sul calore trattenuto dal pianeta, non sui nostri polmoni.

Fonti

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