Trent'anni e quasi un grado
Nel giugno del 1996 la temperatura media della Terra era 0,25 gradi sopra il riferimento. Nel giugno del 2026 è 1,18. È lo stesso mese, misurato allo stesso modo, a trent'anni di distanza.
Il punto in tre righe
- In trent'anni la temperatura media della Terra è salita di quasi un grado. È già successo, ed è misurato mese per mese.
- Quel numero sembra piccolo perché lo confrontiamo con la temperatura di una giornata. In realtà è la media di tutto il pianeta, oceani compresi, e per muoverla di un grado serve una quantità di calore enorme.
- Attenzione a confrontarlo con il grado e mezzo dell'Accordo di Parigi: le due scale partono da basi diverse, e la distanza reale è molto minore di quanto sembri.
Due numeri, lo stesso mese
La NASA pubblica ogni mese una tabella con un solo numero: di quanto la temperatura media del pianeta in quel mese è stata più alta, o più bassa, rispetto a com'era in media negli anni fra il 1951 e il 1980.
Quel periodo non ha niente di speciale, è solo il metro scelto per fare i paragoni, come quando si misura la crescita di un bambino segnando le tacche sullo stipite della porta. Il numero pubblicato non è quindi la temperatura della Terra, ma la distanza da quella tacca. È un modo per confrontare mesi lontanissimi fra loro senza farsi ingannare dal fatto che luglio è più caldo di gennaio.
Giugno 1996: +0,25 gradi. Giugno 2026: +1,18. In mezzo ci sono trent'anni, cioè il tempo di una vita lavorativa. La differenza è di novantatré centesimi di grado, quasi un grado tondo.
Vale la pena fermarsi su cosa sia questa media, perché è diversa da quello che immaginiamo di solito. Non è la temperatura di una città né di una stagione: è la media di tutto il pianeta, in ogni momento dell'anno. Dentro ci sono l'Artico e i tropici, la terraferma e la superficie degli oceani, il giorno e la notte, l'inverno e l'estate.
Mettere insieme numeri così diversi produce un valore molto stabile, che normalmente si muove pochissimo. Per spostarlo di un grado bisogna scaldare tutto: anche i mari, che per cambiare temperatura richiedono quantità di calore enormi. Ecco perché quel numero apparentemente piccolo pesa così tanto.
La salita, anno per anno
Due sole colonne rischiano di far pensare a un salto netto. La serie completa racconta meglio come è andata: una linea che oscilla parecchio da un anno all'altro e che, guardata da lontano, sale.
Perché un grado non è poco
Un grado in più addosso, uscendo di casa, non lo distinguiamo. È per questo che il numero sembra innocuo, e a volte viene usato per dire che si sta esagerando.
Il punto è che quel grado non si spartisce in parti uguali. Sull'Artico l'aumento è molto maggiore, sugli oceani è minore, e non si distribuisce nemmeno in modo uniforme lungo l'anno.
Detto in concreto: non significa che ogni giornata sia un grado più calda di prima. Significa che d'inverno può cambiare pochissimo, mentre d'estate le giornate di caldo forte diventano più numerose e capita più spesso che si susseguano per una settimana o due di fila invece di restare episodi isolati. È esattamente quello che rende faticosa un'ondata di calore: non il singolo pomeriggio, ma il fatto che non arrivi la notte fresca a interrompere la serie.
C'è poi un secondo effetto, che riguarda la pioggia. L'aria calda riesce a contenere più vapore acqueo dell'aria fredda: è lo stesso motivo per cui d'estate l'afa è più pesante. Quel vapore in più prima o poi ricade, e ricade tutto insieme. Ecco perché in un pianeta più caldo non è detto che piova più spesso, ma quando piove tende a venire giù molta più acqua in poche ore.
Lo stesso vale per il mare. Un Mediterraneo più caldo del normale cede più calore e più umidità all'aria che ci passa sopra, e quella è la benzina dei temporali violenti di fine estate. Non sono previsioni: è il meccanismo con cui funziona il tempo atmosferico, oggi come cinquant'anni fa. Quello che è cambiato è quanta energia ha a disposizione.
Quello che il numero non dice
Vale la pena essere precisi anche sul contrario, perché è quello che rende il dato credibile.
- Non dice che oggi fa caldo dove vivi tu. È una media di tutto il pianeta: mentre l'Italia soffoca, da qualche altra parte può esserci un'estate fresca, e la media non se ne accorge.
- Non sale ogni anno. La media del 2024 è stata +1,28 gradi, quella del 2025 +1,19: un anno più basso del precedente. Le correnti del Pacifico fanno oscillare i valori da un anno all'altro. Quello che conta è la direzione su decenni, non il confronto fra due anni vicini.
- Non è una previsione. Questi sono numeri già accaduti e già misurati. Non c'è nessun modello di proiezione dentro, solo termometri, boe e satelliti.
- Non attribuisce da solo un singolo evento. Dire che un'ondata di calore è colpa del riscaldamento richiede uno studio a parte, che confronta quanto era probabile quell'evento prima e adesso. Il dato mensile dice un'altra cosa, cioè in che direzione si sta muovendo il fondo.
Attenzione a confrontarlo con il grado e mezzo di Parigi
Qui si annida l'equivoco più comune. Leggendo +1,18 viene naturale pensare che manchi ancora parecchio alla soglia di un grado e mezzo di cui si discute nei negoziati sul clima. Ma i due numeri partono da basi diverse.
Il valore della NASA è calcolato rispetto al periodo 1951-1980. L'obiettivo dell'Accordo di Parigi è invece riferito all'epoca preindustriale, cioè a prima che il carbone e il petrolio entrassero in circolo, e quel periodo era già più fresco degli anni Cinquanta e Sessanta. Per passare da una scala all'altra, sulla serie della NASA si aggiungono circa 0,19 gradi.
Non è un dettaglio da contabili: cambia la distanza percepita da una soglia di cui si parla continuamente. Vale anche il contrario, e cioè che chi cita numeri diversi non sta necessariamente sbagliando: può stare usando un altro punto di partenza o un altro archivio di misure.
| Momento | Scala NASA (rispetto al 1951-1980) |
Scala di Parigi (rispetto al preindustriale) |
|---|---|---|
| Giugno 1996 | +0,25 °C | +0,44 °C |
| Media dell'anno 2024 | +1,28 °C | +1,47 °C |
| Media dell'anno 2025 | +1,19 °C | +1,38 °C |
| Giugno 2026 | +1,18 °C | +1,37 °C |
| Obiettivo dell'Accordo di Parigi | non si usa questa scala | +1,50 °C |
La colonna di destra si ottiene aggiungendo 0,19 gradi a quella di sinistra. È una conversione approssimata: archivi diversi da quello della NASA arrivano a valori leggermente diversi, e l'obiettivo di Parigi si riferisce a una media su più anni, non a un singolo mese.
Che cosa può succedere, e che cosa no
Fin qui abbiamo parlato solo di misure già prese. Sul futuro serve un'avvertenza in premessa: questo osservatorio non fa proiezioni climatiche, che sono il mestiere di gruppi di ricerca con modelli e verifiche fra pari. Quello che si può dire senza sbilanciarsi riguarda il modo in cui il sistema si comporta.
- Le soglie non sono interruttori. Superare un grado e mezzo non fa scattare nulla il giorno dopo. Sono numeri scelti come obiettivo condiviso, comodi per misurare quanto ci si sta allontanando da una situazione gestibile, non linee oltre le quali il pianeta cambia stato all'improvviso.
- Il pianeta non torna indietro in fretta. L'anidride carbonica già emessa resta in circolo a lungo, e gli oceani si scaldano e si raffreddano con enorme lentezza. Anche fermando tutto domani, la temperatura non tornerebbe rapidamente ai valori di trent'anni fa: il livello del mare, in particolare, continuerebbe a salire per molto tempo.
- Quello che cambia è la frequenza, non l'esistenza. Le ondate di calore e le piogge violente ci sono sempre state. La differenza è quanto spesso si presentano e quanto durano, ed è su questo che si misurano gli effetti, non sull'apparizione di fenomeni mai visti.
- Non succederà quello che si vede nei film. Non c'è una data segnata sul calendario, non arriva un giorno in cui tutto precipita, e la Terra non diventerà Venere. Le scadenze drammatiche annunciate come definitive sono di solito il modo peggiore di raccontare la faccenda, perché quando passano senza catastrofe lasciano l'impressione che il problema non esistesse.
- Il margine di scelta resta grande. Le previsioni per fine secolo cambiano moltissimo a seconda di quanta anidride carbonica verrà emessa da qui in avanti, e quella parte non è decisa dalla fisica. È l'unica cosa, in tutto questo discorso, che dipende ancora da qualcuno.
Il secondo punto merita una spiegazione in più, perché è quello su cui nasce l'obiezione più comune: se smettiamo di inquinare, non dovrebbe tornare tutto come prima?
L'anidride carbonica non si comporta come il fumo di una sigaretta, che si dirada e sparisce. Una parte di quella che emettiamo viene riassorbita in tempi ragionevoli dagli oceani e dalla vegetazione, ma un'altra parte resta lassù per secoli. Ogni anno di emissioni non aggiunge quindi un effetto temporaneo: aggiunge un mattone a un muro che resta in piedi.
Questo cambia il significato di "azzerare le emissioni". Non vuol dire togliere l'anidride carbonica che c'è già, vuol dire smettere di aggiungerne. Ed è la ragione per cui il pianeta non tornerebbe rapidamente ai valori di trent'anni fa nemmeno fermando tutto domani mattina: si fermerebbe la salita, non si tornerebbe al punto di partenza. Per quello servirebbe rimuovere dall'atmosfera quella già emessa, che è una faccenda molto più difficile e molto più cara che non emetterla.
Come facciamo a saperlo
La serie della NASA nasce dall'unione di due mondi: le stazioni meteorologiche a terra, molte delle quali registrano temperature da più di un secolo, e le misure della superficie dei mari, che arrivano da navi, da boe e dagli strumenti a bordo dei satelliti.
È qui che la faccenda tocca da vicino un osservatorio come questo. Senza l'occhio dall'orbita, gli oceani e le zone disabitate resterebbero grandi buchi in una mappa fatta di sole stazioni a terra, e il riscaldamento in aree come l'Artico si potrebbe solo stimare. I programmi di osservazione della Terra, da Copernicus alla costellazione italiana IRIDE, servono anche a questo: non a fare le previsioni del tempo, ma a misurare con continuità un pianeta che nessuno può coprire dal basso.
La differenza fra 0,25 e 1,18 è nata così, un mese alla volta, per trent'anni. Chi ha cominciato a raccogliere quei dati non vedrà mai la serie completa. È il tipo di lavoro che ha senso solo se qualcuno lo continua.
Fonti
- NASA Goddard Institute for Space Studies, GISTEMP v4, Land-Ocean Temperature Index. I valori citati sono presi dalla tabella delle medie globali: giugno 1996 +0,25, giugno 2026 +1,18, media 2024 +1,28, media 2025 +1,19.
- Il dato aggiornato è visibile anche nella pagina Clima dell'Osservatorio, che lo rilegge automaticamente a ogni pubblicazione mensile.