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Far piovere per decreto: cosa può e cosa non può il cloud seeding

L'Arabia Saudita ha avviato un programma nazionale per aumentare le piogge. Gli Emirati hanno già fatto centodieci missioni quest'anno. Ma nessuno dei due sta fabbricando acqua: stanno spremendo nuvole che ci sono già.

Pubblicato il 10 agosto 2026 · lettura 6 minuti

Il punto, in breve

Come si fa piovere

Dentro una nuvola c'è vapore acqueo e ci sono goccioline minuscole. Restano sospese perché sono troppo leggere per cadere: perché la pioggia arrivi devono unirsi fra loro fino a diventare pesanti.

Per unirsi hanno bisogno di un appiglio, un granello attorno a cui aggregarsi. In natura lo fanno su polvere, sale marino, pollini. L'idea del cloud seeding è semplice: fornire quegli appigli in quantità, disperdendo nella nuvola particelle di ioduro d'argento o di sali, da un aereo o da generatori a terra.

Le goccioline hanno più punti su cui aggregarsi, crescono più in fretta, diventano abbastanza pesanti e cadono. Da qui la parola "semina": si semina la nuvola perché produca prima quello che avrebbe forse prodotto dopo, o che si sarebbe disperso senza dare nulla.

Il limite si capisce subito. Serve la nuvola. Su un cielo terso non c'è niente da seminare, e nessuna quantità di ioduro d'argento fa comparire una nube dove non c'è umidità. È spremere una spugna bagnata, non produrre acqua.

nuvola già presente gocce troppo leggere per cadere particelle disperse (ioduro d'argento o sali) le gocce si aggregano e si appesantiscono pioggia
Il meccanismo in tre passaggi: una nuvola che contiene già umidità, le particelle che offrono un appiglio alle goccioline, la pioggia che cade prima e in quantità maggiore di quanto sarebbe successo da sola. Senza la nuvola di partenza, non succede niente.

Chi lo sta facendo

PaeseCosa faObiettivo dichiarato
Arabia Saudita Programma nazionale approvato dal governo, partito da tre regioni +10-20% di pioggia
Emirati Arabi Uniti 110 missioni dall'inizio del 2026, gestite dal centro meteorologico nazionale contrastare la scarsità d'acqua
Cina Il programma più esteso al mondo, con decine di migliaia di addetti agricoltura e siccità
Italia Razzi e generatori antigrandine, usati dai consorzi agricoli del nord proteggere frutteti e vigneti

In Italia la tecnica è la stessa, ma l'obiettivo è opposto: non far cadere più acqua, bensì far scendere chicchi di grandine più piccoli e meno dannosi per le colture.

Il caso più noto resta quello cinese delle Olimpiadi di Pechino del 2008, quando la semina fu usata dichiaratamente per far piovere prima della cerimonia inaugurale e avere il cielo pulito la sera dell'evento.

Dubai 2024: la storia che tutti hanno raccontato male

Nell'aprile del 2024 Dubai finì sott'acqua. Strade come fiumi, aeroporto in tilt, immagini ovunque. Nel giro di poche ore mezza rete attribuì l'alluvione al cloud seeding: gli Emirati avevano voluto la pioggia e ne avevano avuta troppa.

Perché non regge

La semina delle nuvole aggiunge una frazione di pioggia a una nuvola che sta già piovendo o sta per farlo. Non fabbrica sistemi temporaleschi, non li rinforza, non li sposta.

L'evento che colpì Dubai fu una tempesta di grande scala, con una quantità d'acqua incompatibile con qualsiasi effetto attribuibile a una semina. Gli esperti lo smentirono già nei giorni successivi, ma la versione sbagliata era ormai in circolo e ancora oggi torna puntualmente.

Vale la pena notare il meccanismo, perché si ripete: una tecnica poco conosciuta più un disastro nello stesso posto uguale nesso di causa. È lo stesso ragionamento che porta a dare la colpa dei terremoti alle trivellazioni o del maltempo alle antenne.

Ma funziona davvero?

Qui la risposta onesta è: non si sa con precisione, e non per pigrizia.

Per misurare l'effetto servirebbe confrontare la stessa nuvola seminata e non seminata, cosa impossibile: la nuvola è una sola e o la semini o no. Restano i confronti statistici fra aree e periodi diversi, che però devono separare l'effetto della semina da quello della variabilità naturale, enorme.

Le stime serie parlano di aumenti percentuali modesti in condizioni favorevoli, non di trasformazioni del clima locale. Molti studi non trovano effetti chiari. Gli obiettivi dichiarati dai programmi nazionali, come il 10-20% saudita, sono traguardi politici, non risultati misurati.

Il che non significa che sia inutile: in agricoltura anche un aumento modesto in un momento critico può contare. Significa che va raccontata per quello che è, cioè un aiuto marginale, e non come il rubinetto del deserto.

Il problema che nessuno ha risolto

C'è una questione più grande dell'efficacia, e riguarda la geografia.

Le nuvole si spostano. Una nuvola spremuta sopra un paese arriva al confine successivo con meno acqua di prima. Se il vicino a valle contava su quella pioggia, gli è stata sottratta, e non esiste nessun trattato che regoli la faccenda.

Non è teoria: il sospetto reciproco fra paesi confinanti su chi stia intercettando le nuvole altrui è documentato da anni in Asia, dove più stati fanno semina su larga scala lungo gli stessi sistemi di venti. Le accuse sono difficili da provare proprio perché, come abbiamo visto, l'effetto è difficile da misurare anche per chi lo pratica.

Si arriva al paradosso: una tecnica di efficacia incerta genera conflitti certi. E più i governi la finanziano come risposta alla siccità, più la posta diventa politica.

Cosa c'entrano i satelliti

Un programma di semina non decolla a caso. Servono nuvole con le caratteristiche giuste, e per riconoscerle si guarda dall'alto.

È lo stesso paradosso dell'articolo di stamattina sull'acqua che manca su un pianeta coperto d'acqua: sappiamo osservare il ciclo dell'acqua con una precisione impressionante, e continuiamo a non avere regole su chi possa intervenirci.

Fonti

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