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Perché un pianeta coperto d'acqua resta senz'acqua

Se ne parla ogni estate, e ogni volta sembra una contraddizione: prima settimane senza una goccia, poi un temporale che allaga tutto in due ore. Sono due facce dello stesso fenomeno, e per spiegarlo bastano due cose che conosciamo tutti: l'afa di agosto e un vaso di terra lasciato secco sul balcone.

Pubblicato il 10 agosto 2026 · lettura 7 minuti

Il punto, in breve

Quanta acqua c'è davvero

Dallo spazio la Terra è azzurra. Sembra impossibile che possa mancare l'acqua, e infatti non manca: quasi tutta, però, non ci serve.

Il 97,5% è salata. Sono gli oceani. Tutta l'acqua dolce del pianeta sta nel 2,5% che resta.

E dentro quel 2,5% la parte grossa è fuori portata. Quasi il 69% è congelato nelle calotte e nei ghiacciai. Un altro 30% sta sottoterra, nelle falde.

In superficie rimane lo 0,3%: tutti i laghi e tutti i fiumi del mondo messi insieme. Sull'acqua totale del pianeta non arriva a un millesimo. Da lì beviamo, da lì irrighiamo, da lì produciamo elettricità.

tutta l'acqua della Terra salata, 97,5% 2,5% solo l'acqua dolce, ingrandita ghiacci e nevi, 68,7% falde, 30% laghi e fiumi: 0,3% Ogni riquadro ingrandisce la fettina di quello sopra.
Distribuzione dell'acqua sul pianeta secondo l'U.S. Geological Survey. Le proporzioni dentro ciascuna barra sono rispettate; ogni riquadro è l'ingrandimento della porzione più piccola di quello precedente, altrimenti l'ultima fettina sarebbe invisibile.

Perché siccità e alluvioni vanno insieme

Servono due passaggi. Il primo riguarda l'aria, il secondo la terra.

L'aria calda trattiene più vapore di quella fredda. È l'afa di agosto: la stessa umidità che d'inverno sarebbe caduta come pioggia, d'estate resta sospesa. Così l'acqua evapora prima e ricade dopo. Fra un temporale e l'altro passa più tempo, e quando arriva scarica in un'ora quello che una volta cadeva in tre giorni.

Poi c'è il terreno, e qui basta guardare un vaso lasciato secco sul balcone. Ci versi sopra un bicchiere d'acqua e l'acqua scivola via dai bordi. Il vaso resta asciutto sotto il primo centimetro. Per bagnarlo davvero bisogna andarci piano, poco per volta.

I campi si comportano allo stesso modo. Le città pure, con l'asfalto al posto della terra. L'acqua che non entra scende a valle, si porta via il suolo e allaga quello che trova.

Da qui l'estate che vediamo: fiumi in secca e sottopassi allagati nella stessa settimana. In un anno può anche cadere la stessa acqua di sempre. Cambia come arriva. E a un campo, a una falda, a un invaso non serve un totale annuo: serve pioggia distribuita.

A cosa serve davvero un ghiacciaio

Nei servizi al telegiornale i ghiacciai sono un'immagine: la lingua bianca fotografata ogni anno un po' più su. Ma un ghiacciaio lavora come un serbatoio, per chi sta a valle.

D'inverno accumula neve. D'estate la restituisce come acqua. È l'unico magazzino che si riempie quando l'acqua abbonda e si svuota nei mesi in cui non piove. Sul Po, quello scioglimento è la portata che regge agosto: l'irrigazione, i rubinetti, le centrali idroelettriche.

Qui nasce l'equivoco. Un ghiacciaio che si scioglie molto, per qualche anno manda a valle più acqua del solito. Sembra una buona notizia. Ma sta spendendo un capitale messo da parte in secoli, e i capitali finiscono. Quando succede, l'acqua d'agosto non cala: non arriva più. Il guaio vero arriva alla fine, quando il ghiacciaio non c’è più.

Il ghiaccio marino artico, quello misurato ogni giorno nella nostra pagina Clima, è un'altra faccenda ancora: galleggia già sull'acqua, quindi sciogliendosi non alza il livello dei mari e non porta acqua a nessuno. Conta perché è bianco e rispedisce indietro la luce del Sole.

Vale la pena tenerle separate, perché nei servizi al telegiornale finiscono spesso nello stesso minuto: il ghiaccio dei ghiacciai è acqua da bere, il ghiaccio del mare è uno specchio, l'acqua delle falde è la riserva sotterranea. Perderle significa perdere tre cose diverse.

E il mare più caldo di cui si parla ogni estate?

Torna in ogni edizione di agosto, con i gradi sopra la media nel Mediterraneo. Sembra una notizia da ombrellone. Non lo è.

Il mare è il magazzino di calore del pianeta. Gran parte dell’energia trattenuta in più negli ultimi decenni è finita nell’acqua, non nell’aria. L'acqua ci mette molto a scaldarsi e altrettanto a raffreddarsi. Per questo un'estate calda non finisce a settembre, e il mare resta tiepido quando le giornate si sono già accorciate.

Da lì escono tre conseguenze.

La prima: un mare caldo evapora di più. Quel vapore è la benzina dei temporali di fine estate, quelli che scaricano su un tratto di costa in poche ore la pioggia di un mese.

La seconda: l'acqua calda occupa più spazio. Una parte dell'innalzamento del mare non arriva dai ghiacci sciolti, ma dall'oceano che si è dilatato scaldandosi.

La terza riguarda chi ci vive dentro. Uno o due gradi di troppo, se durano settimane, molte specie non li reggono: si spostano verso nord o muoiono. Vale per la posidonia, per i banchi di pesce, per le specie allevate lungo le coste. Sono ondate di calore come quelle che conosciamo a terra, solo sott'acqua.

La temperatura del mare si guarda nella mappa della pagina Clima, scegliendo il livello "temperatura del mare". È tra i dati che i satelliti leggono meglio: la superficie dell'acqua, dall'orbita, si misura in modo molto più diretto dell'atmosfera.

Che cosa c'entra lo spazio

Un osservatorio spaziale che parla di siccità sembra fuori tema. Ma buona parte di quello che sappiamo sull'acqua del pianeta lo sappiamo perché la guardiamo da lassù.

È una misura lenta: acquista senso solo confrontando molti anni. Ed è scomoda, perché racconta cose che si preferirebbe non sapere. Ma è l'unico modo per vedere una perdita che nessun pozzo, nessun fiume e nessuna singola estate potrebbero mostrare da soli.

Fonti

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