Perché un pianeta coperto d'acqua resta senz'acqua
Se ne parla ogni estate, e ogni volta sembra una contraddizione: prima settimane senza una goccia, poi un temporale che allaga tutto in due ore. Sono due facce dello stesso fenomeno, e per spiegarlo bastano due cose che conosciamo tutti: l'afa di agosto e un vaso di terra lasciato secco sul balcone.
Il punto, in breve
- L'acqua sulla Terra è tantissima, ma quella dolce che possiamo davvero usare è una briciola: laghi e fiumi messi insieme fanno meno di un millesimo del totale.
- Siccità e alluvioni arrivano dallo stesso meccanismo. Un'atmosfera più calda trattiene più vapore, quindi piove più di rado ma tutto insieme: il terreno secco non riesce ad assorbire e l'acqua se ne va via.
- I ghiacciai sono il serbatoio che regola l'estate: finché ci sono, rilasciano acqua proprio nei mesi in cui non piove. Il problema arriva quando finiscono.
- Il mare più caldo di cui parlano i telegiornali è il magazzino di calore del pianeta: alimenta i temporali violenti e, dilatandosi, contribuisce esso stesso all'innalzamento del livello.
Quanta acqua c'è davvero
Dallo spazio la Terra è azzurra. Sembra impossibile che possa mancare l'acqua, e infatti non manca: quasi tutta, però, non ci serve.
Il 97,5% è salata. Sono gli oceani. Tutta l'acqua dolce del pianeta sta nel 2,5% che resta.
E dentro quel 2,5% la parte grossa è fuori portata. Quasi il 69% è congelato nelle calotte e nei ghiacciai. Un altro 30% sta sottoterra, nelle falde.
In superficie rimane lo 0,3%: tutti i laghi e tutti i fiumi del mondo messi insieme. Sull'acqua totale del pianeta non arriva a un millesimo. Da lì beviamo, da lì irrighiamo, da lì produciamo elettricità.
Perché siccità e alluvioni vanno insieme
Servono due passaggi. Il primo riguarda l'aria, il secondo la terra.
L'aria calda trattiene più vapore di quella fredda. È l'afa di agosto: la stessa umidità che d'inverno sarebbe caduta come pioggia, d'estate resta sospesa. Così l'acqua evapora prima e ricade dopo. Fra un temporale e l'altro passa più tempo, e quando arriva scarica in un'ora quello che una volta cadeva in tre giorni.
Poi c'è il terreno, e qui basta guardare un vaso lasciato secco sul balcone. Ci versi sopra un bicchiere d'acqua e l'acqua scivola via dai bordi. Il vaso resta asciutto sotto il primo centimetro. Per bagnarlo davvero bisogna andarci piano, poco per volta.
I campi si comportano allo stesso modo. Le città pure, con l'asfalto al posto della terra. L'acqua che non entra scende a valle, si porta via il suolo e allaga quello che trova.
Da qui l'estate che vediamo: fiumi in secca e sottopassi allagati nella stessa settimana. In un anno può anche cadere la stessa acqua di sempre. Cambia come arriva. E a un campo, a una falda, a un invaso non serve un totale annuo: serve pioggia distribuita.
A cosa serve davvero un ghiacciaio
Nei servizi al telegiornale i ghiacciai sono un'immagine: la lingua bianca fotografata ogni anno un po' più su. Ma un ghiacciaio lavora come un serbatoio, per chi sta a valle.
D'inverno accumula neve. D'estate la restituisce come acqua. È l'unico magazzino che si riempie quando l'acqua abbonda e si svuota nei mesi in cui non piove. Sul Po, quello scioglimento è la portata che regge agosto: l'irrigazione, i rubinetti, le centrali idroelettriche.
Qui nasce l'equivoco. Un ghiacciaio che si scioglie molto, per qualche anno manda a valle più acqua del solito. Sembra una buona notizia. Ma sta spendendo un capitale messo da parte in secoli, e i capitali finiscono. Quando succede, l'acqua d'agosto non cala: non arriva più. Il guaio vero arriva alla fine, quando il ghiacciaio non c’è più.
Il ghiaccio marino artico, quello misurato ogni giorno nella nostra pagina Clima, è un'altra faccenda ancora: galleggia già sull'acqua, quindi sciogliendosi non alza il livello dei mari e non porta acqua a nessuno. Conta perché è bianco e rispedisce indietro la luce del Sole.
Vale la pena tenerle separate, perché nei servizi al telegiornale finiscono spesso nello stesso minuto: il ghiaccio dei ghiacciai è acqua da bere, il ghiaccio del mare è uno specchio, l'acqua delle falde è la riserva sotterranea. Perderle significa perdere tre cose diverse.
E il mare più caldo di cui si parla ogni estate?
Torna in ogni edizione di agosto, con i gradi sopra la media nel Mediterraneo. Sembra una notizia da ombrellone. Non lo è.
Il mare è il magazzino di calore del pianeta. Gran parte dell’energia trattenuta in più negli ultimi decenni è finita nell’acqua, non nell’aria. L'acqua ci mette molto a scaldarsi e altrettanto a raffreddarsi. Per questo un'estate calda non finisce a settembre, e il mare resta tiepido quando le giornate si sono già accorciate.
Da lì escono tre conseguenze.
La prima: un mare caldo evapora di più. Quel vapore è la benzina dei temporali di fine estate, quelli che scaricano su un tratto di costa in poche ore la pioggia di un mese.
La seconda: l'acqua calda occupa più spazio. Una parte dell'innalzamento del mare non arriva dai ghiacci sciolti, ma dall'oceano che si è dilatato scaldandosi.
La terza riguarda chi ci vive dentro. Uno o due gradi di troppo, se durano settimane, molte specie non li reggono: si spostano verso nord o muoiono. Vale per la posidonia, per i banchi di pesce, per le specie allevate lungo le coste. Sono ondate di calore come quelle che conosciamo a terra, solo sott'acqua.
La temperatura del mare si guarda nella mappa della pagina Clima, scegliendo il livello "temperatura del mare". È tra i dati che i satelliti leggono meglio: la superficie dell'acqua, dall'orbita, si misura in modo molto più diretto dell'atmosfera.
Che cosa c'entra lo spazio
Un osservatorio spaziale che parla di siccità sembra fuori tema. Ma buona parte di quello che sappiamo sull'acqua del pianeta lo sappiamo perché la guardiamo da lassù.
- L'acqua si pesa. Una coppia di satelliti in orbita misura minuscole variazioni della gravità terrestre, e siccome l'acqua ha un peso, da lì si ricava quanta se ne è persa o accumulata in una regione: dalle falde sotterranee alle calotte polari. È il modo in cui si scopre che una falda si sta svuotando anche dove nessuno ha un pozzo di misura.
- L'umidità del terreno si vede. Alcuni satelliti misurano quanta acqua c'è nei primi centimetri di suolo su tutto il pianeta, ed è l'indicatore che permette di riconoscere una siccità agricola prima che il raccolto sia perso.
- I ghiacciai si misurano da soli. Confrontando immagini della stessa valle a distanza di anni si ricava di quanto è arretrata la fronte e quanto si è abbassata la superficie, senza spedire nessuno lassù ogni volta.
- I laghi e i fiumi si contano. Le missioni di osservazione della Terra, comprese quelle europee di Copernicus e la costellazione italiana IRIDE, tengono sotto controllo l'estensione dei bacini e la neve accumulata in montagna, che è l'acqua della primavera successiva.
È una misura lenta: acquista senso solo confrontando molti anni. Ed è scomoda, perché racconta cose che si preferirebbe non sapere. Ma è l'unico modo per vedere una perdita che nessun pozzo, nessun fiume e nessuna singola estate potrebbero mostrare da soli.
Fonti
- U.S. Geological Survey, Where is Earth's Water?: distribuzione dell'acqua fra oceani, ghiacci, falde e acque superficiali.
- National Snow and Ice Data Center, Sea Ice Index: la serie giornaliera del ghiaccio marino, che alimenta il dato aggiornato nella nostra pagina Clima.
- I dati sul ghiaccio artico citati qui sono quelli mostrati e aggiornati ogni giorno nella sezione Clima dell'Osservatorio.