Osservatorio Spaziale
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/// DETRITI SPAZIALI

Un pezzo di Falcon 9 è caduto sulla Luna, e a riprenderlo è stato un osservatorio italiano

La mattina del 5 agosto 2026 quattro tonnellate di stadio esausto hanno colpito la superficie lunare vicino al cratere Einstein. Erano in giro da diciotto mesi, e nessuno le stava più governando.

Pubblicato l'8 agosto 2026 · lettura 3 minuti

Cosa è successo

Intorno alle 8:35 del mattino, ora italiana, il secondo stadio di un razzo Falcon 9 ha raggiunto la Luna. Non era una missione, non era un esperimento programmato: era un rottame che ha finito la sua corsa dove capitava, cioè sul bordo occidentale del disco lunare, nei pressi del cratere Einstein.

L'oggetto pesava circa quattro tonnellate e viaggiava a poco meno di ottomila e settecento chilometri orari, che fanno più o meno due chilometri e mezzo al secondo. A quella velocità non serve esplosivo: l'energia liberata dall'urto equivale a circa tre tonnellate di tritolo. Il risultato è un cratere nuovo di diciotto metri di diametro e tre metri e mezzo di profondità, che resterà lì sostanzialmente per sempre, perché sulla Luna non c'è vento né pioggia a cancellarlo.

L'impatto è stato osservato da più punti contemporaneamente. Un satellite coreano lo ha ripreso dall'alto, e le immagini sono state diffuse dalle agenzie KARI e KASA. Da terra, in Italia, il fenomeno è stato ripreso da Francesco Cotroneo dalla stazione di Merate.

superficie della Luna stadio Falcon 9 4 tonnellate 8.700 km/h 18 metri di diametro 3,6 m persona, 1,75 m
Come leggere il disegno: è il terreno lunare tagliato in verticale, come se si guardasse dentro il buco da un fianco. La freccia rossa è lo stadio in arrivo, la conca è quello che ha lasciato: diciotto metri di larghezza e tre metri e mezzo di profondità, con una persona disegnata alla stessa scala per confronto. Schema dell'Osservatorio Spaziale costruito sui valori riportati dalle fonti, non un'immagine dell'evento.
/// DATI VERIFICATI

I numeri dell'impatto

Data e ora
5 agosto 2026, ore 8:35 circa (CEST)
Oggetto
Secondo stadio Falcon 9, circa 4 tonnellate
Luogo
Presso il cratere Einstein, bordo occidentale
Velocità d'impatto
circa 8.700 km/h (2,4 km/s)
Cratere generato
18 m di diametro, 3,6 m di profondità
Energia liberata
equivalente a 3 tonnellate di TNT

Da dove arrivava quel pezzo di razzo

Lo stadio era partito nel gennaio del 2025, con a bordo il lander lunare Blue Ghost di Firefly Aerospace. Fatto il suo lavoro, cioè spinto il carico sulla traiettoria giusta, è rimasto quello che è: un serbatoio vuoto con un motore attaccato, senza carburante per una manovra di rientro controllato e senza nessuno che lo guidasse.

Da lì è cominciato un vagabondaggio di circa diciotto mesi in un'orbita ellittica caotica attorno alla Terra, il tipo di traiettoria che risente della gravità terrestre e di quella lunare insieme e che diventa difficile da prevedere con mesi di anticipo. Finché la Luna si è trovata sulla sua strada.

Da quel momento in poi lo stadio non è stato più responsabilità di nessuno. Non perché qualcuno se ne sia disinteressato, ma perché una volta esaurito il compito un oggetto del genere esce dalle competenze di chiunque.

Il precedente del 2022, e perché conta

Non è la prima volta. Il 4 marzo 2022, alle 12:25 UTC, un altro stadio esausto colpì la faccia nascosta della Luna, lasciando un cratere doppio con due depressioni sovrapposte di circa diciotto e sedici metri.

La parte istruttiva è come andò l'identificazione. Bill Gray, autore del software di calcolo orbitale Project Pluto, che aveva previsto la traiettoria, attribuì inizialmente l'oggetto al secondo stadio del Falcon 9 che nel 2015 aveva lanciato il satellite DSCOVR. Analisi successive lo portarono a correggersi: quel rottame era lo stadio superiore di un Lunga Marcia 3B, partito nel 2014 con la missione cinese Chang'e 5-T1. La previsione del punto e del momento dell'impatto si rivelò esatta a pochi chilometri e a pochi secondi. Quello che non si sapeva con certezza era di chi fosse l'oggetto.

Quattro anni dopo, la differenza è che stavolta l'attribuzione non è in discussione. Il problema di fondo, invece, è rimasto identico: sappiamo calcolare con precisione millimetrica dove cadrà un detrito, e non abbiamo un sistema altrettanto preciso per sapere chi lo ha lasciato lì e chi debba occuparsene.

Gli aspetti che dovrebbero preoccupare

Raccontata come curiosità, la vicenda è quasi divertente: un rottame che dopo un anno e mezzo di deriva va a sbattere sulla Luna. Guardata da vicino, ha diversi lati che è difficile archiviare con una scrollata di spalle.

La spazzatura spaziale non finisce in orbita bassa

Quando si parla di detriti spaziali si pensa quasi sempre alla fascia intorno ai quattrocento o ottocento chilometri di quota, quella dove passano la Stazione Spaziale e le grandi costellazioni di satelliti, e dove il rischio di collisione è un problema quotidiano e monitorato.

Lo spazio fra la Terra e la Luna è un'altra cosa. Non c'è un catalogo completo degli oggetti che lo attraversano, il tracciamento è affidato in buona parte a osservatori e ad appassionati che seguono singoli bersagli, e le traiettorie sono instabili per natura. Con il numero di missioni lunari in programma nei prossimi anni, fra i programmi governativi e i lander commerciali, di stadi esausti abbandonati là fuori ce ne saranno di più, non di meno.

Il 5 agosto la questione ha smesso di essere teorica e ha lasciato un segno misurabile: diciotto metri di cratere che nessuno aveva deciso di scavare, in un punto che nessuno aveva scelto.

Fonti

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