Il satellite che conta i fulmini
Stasera alle 22:10 un Ariane 62 lascia Kourou con a bordo MTG-I2, il secondo imager della nuova generazione Meteosat. Dentro c’è uno strumento progettato alle porte di Firenze che fa una cosa mai fatta prima da un satellite europeo, contare i lampi uno per uno mentre il temporale si sta ancora formando.
Il punto, in breve
- Partenza stasera alle 22:10 ora italiana dallo spazioporto europeo in Guyana francese. È la prima volta che Ariane 6 punta all’orbita geostazionaria, quella a trentaseimila chilometri dove i satelliti restano fermi sopra lo stesso punto della Terra.
- A bordo c’è il Lightning Imager, progettato e costruito da Leonardo a Campi Bisenzio, vicino a Firenze. Quattro telecamere che scattano mille immagini al secondo ciascuna.
- Con due imager in orbita invece di uno, la scansione veloce sull’Europa scende a 150 secondi. Oggi è di due minuti e mezzo con un solo satellite dedicato.
- Il satellite parte stasera ma non entra in servizio stasera. La messa a punto del satellite e della sua rete a terra finisce nel 2027, ed è una distinzione che nei comunicati si perde quasi sempre.
Cosa parte stasera
Il carico si chiama MTG-I2, dove la I sta per imager. È il secondo dei quattro satelliti da ripresa previsti dal programma Meteosat Third Generation, che nel complesso conta sei satelliti, quattro imager e due sounder, ed è pensato per coprire vent’anni di osservazioni.
Il primo imager, MTG-I1, è partito il 13 dicembre 2022 e in orbita ha preso il nome di Meteosat-12. Il primo sounder, quello che misura la struttura verticale dell’atmosfera invece di fotografarla dall’alto, è salito l’anno scorso. Con il lancio di stasera l’Europa avrà per la prima volta due imager e un sounder che lavorano insieme.
Il satellite è stato costruito da Thales Alenia Space a Cannes e andrà a stazionare a 9,5 gradi di longitudine est, una verticale che passa sopra la Germania e la Sardegna. Da lì vede l’intero disco terrestre affacciato su Europa e Africa.
Il razzo è un Ariane 62, la versione con due booster laterali. Per Ariane 6 questa è una prima volta che vale la pena segnare, perché finora il lanciatore aveva portato carichi in orbite basse o intermedie e stasera prova la traiettoria verso quella geostazionaria, che è la più esigente in termini di energia e di precisione.
Lo strumento progettato alle porte di Firenze
La parte italiana di questo satellite non è un dettaglio di contorno. Il Lightning Imager è stato disegnato e realizzato da Leonardo nello stabilimento di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze, su commessa ricevuta nel 2012 da Thales Alenia Space per conto dell’Agenzia spaziale europea. Fra la commessa e la consegna sono passati nove anni di lavoro.
È il primo strumento europeo capace di vedere i fulmini dallo spazio, e per capire quanto sia difficile conviene fermarsi un momento su cosa gli si chiede.
Un lampo dura frazioni di millesimo di secondo. Va individuato da trentaseimila chilometri di distanza, di giorno, quando la nuvola sotto di lui è illuminata dal Sole e riflette molta più luce del lampo stesso. In pratica bisogna riconoscere un guizzo brevissimo e debole sopra uno sfondo bianco e brillante.
La soluzione passa da due scelte. La prima è guardare in una banda strettissima intorno ai 777 nanometri, nel vicino infrarosso, dove l’ossigeno eccitato dalla scarica emette un segnale caratteristico che il resto della scena non produce. Tutto ciò che non sta in quella riga viene tagliato via prima di arrivare al sensore.
La seconda è la velocità. Quattro telecamere riprendono mille immagini al secondo ciascuna, e un’elettronica di bordo confronta ogni fotogramma con quello precedente per tenere solo i punti che sono cambiati all’improvviso. Lo sfondo, che cambia lentamente, viene scartato in tempo reale. Sulla Terra arriva soltanto l’elenco dei lampi, non il fiume di immagini che li conteneva.
La risoluzione a terra è di circa dieci chilometri, e la copertura arriva a coprire l’ottantaquattro per cento del disco visibile, cioè Europa, Africa, parte del Medio Oriente e una porzione del Sud America.
Perché contare i lampi aiuta a prevedere
Sembra un dato curioso e invece è uno degli indizi più utili che un meteorologo possa avere nelle mani.
Dentro un temporale il ghiaccio sale e scende trascinato dalle correnti verticali. I cristalli si urtano, si scambiano carica elettrica, e quando la separazione fra cariche diventa abbastanza forte scatta la scarica. Il numero di lampi al minuto racconta quindi, indirettamente, quanto sono violente le correnti dentro la nuvola, che è esattamente la cosa che nessuno riesce a misurare da terra su tutto un territorio.
Quello che i previsori guardano non è tanto il valore assoluto quanto la sua impennata improvvisa. Quando l’attività elettrica di una cella cresce rapidamente in pochi minuti, spesso è il segnale che la cella si sta organizzando verso la fase più pericolosa, quella della grandine grossa e delle raffiche discendenti. L’impennata tende a precedere il danno al suolo, e in quel margine ci sono i minuti che servono a diramare un avviso.
Fino a oggi in Europa i fulmini si contavano soprattutto con reti di antenne a terra, che funzionano bene ma hanno buchi sul mare e sulle zone poco abitate. Un satellite geostazionario guarda invece sempre lo stesso emisfero, senza interruzioni e senza distinzione fra terra e oceano.
Che cosa cambia con due occhi invece di uno
L’altro strumento a bordo è il Flexible Combined Imager, che è l’erede diretto dei sensori delle generazioni precedenti. Riprende su sedici canali fra visibile e infrarosso, in una finestra che va da 0,3 a 13,3 micrometri, con una risoluzione al suolo compresa fra uno e due chilometri.
Il ritmo è la cosa interessante. L’intero disco terrestre viene ripreso ogni dieci minuti, mentre la sola Europa può essere ripassata ogni due minuti e mezzo. Con il secondo imager in orbita i compiti si dividono, uno tiene il disco completo e l’altro si dedica alla scansione rapida, che scende a centocinquanta secondi.
Due minuti e mezzo contro dieci non è una limatura. Un temporale estivo può passare dalla formazione alla grandinata in una ventina di minuti, e con il ritmo lento un previsore ne vede due fotogrammi, con quello veloce ne vede otto. Su fenomeni che nascono e muoiono in fretta, la differenza fra due immagini e otto immagini è la differenza fra accorgersi dopo e accorgersi durante.
C’è poi un vantaggio meno vistoso e altrettanto concreto. Con due satelliti da ripresa in orbita, il guasto di uno non lascia scoperto il continente. Finora la copertura dipendeva da una macchina sola.
Il satellite parte stasera, il servizio no
Questa è la parte che nei titoli di domani mattina rischia di sparire, e vale la pena metterla per iscritto.
MTG-I2 stasera viene portato in orbita, ma il servizio a scansione rapida entrerà in funzione nel 2027, quando EUMETSAT avrà completato la messa a punto del satellite e della sua rete a terra, con il supporto dell’Agenzia spaziale europea e dei team industriali.
Non è un ritardo, è il modo in cui funzionano questi programmi. Un satellite geostazionario deve prima raggiungere la sua posizione, dispiegare le parti mobili, raffreddare i sensori e poi passare mesi di calibrazione, in cui ciò che misura viene confrontato con misure indipendenti finché i numeri non tornano. In parallelo va validata tutta la catena a terra che riceve, elabora e distribuisce i dati ai servizi meteorologici nazionali.
Il precedente aiuta a farsi un’idea dei tempi reali. Il Lightning Imager del primo satellite è partito nel dicembre 2022, e i suoi dati sono diventati disponibili per l’uso operativo all’inizio del 2024, con una sensibilità nel frattempo migliorata. Poco più di un anno fra il lancio e l’impiego vero.
Quindi il modo corretto di leggere la serata è questo. Stasera si verifica se il lanciatore fa il suo mestiere e se il satellite sopravvive alla partenza, che sono i due momenti in cui le cose vanno male. Se va bene, quello che ne segue è utile ma lento, e i primi effetti sulle previsioni che leggiamo si vedranno fra più di un anno.
Fonti e note
- Agenzia spaziale europea, pagina di programma Meteosat Third Generation: composizione della costellazione, sei satelliti fra imager e sounder, durata prevista del programma e data del lancio di MTG-I2.
- EUMETSAT, pagine dedicate a MTG-I2 e al suo lancio: ruolo del satellite nella costellazione, servizio a scansione rapida con ciclo di ripetizione di 150 secondi e completamento della messa in servizio previsto nel 2027.
- Leonardo, scheda sul Lightning Imager: progettazione a Campi Bisenzio, commessa ricevuta nel 2012 da Thales Alenia Space per l’ESA, nove anni di sviluppo, quattro telecamere da mille immagini al secondo e disponibilità operativa dei dati del primo esemplare all’inizio del 2024.
- Caratteristiche del Flexible Combined Imager, sedici canali fra 0,3 e 13,3 micrometri, risoluzione fra uno e due chilometri, disco completo ogni dieci minuti ed Europa ogni due minuti e mezzo, e del Lightning Imager, banda singola centrata a 777 nanometri e risoluzione intorno ai dieci chilometri, come documentate nelle schede tecniche pubbliche della missione.
- Orario e vettore del lancio, 27 agosto 2026 alle 20:10 UTC corrispondenti alle 22:10 in Italia, Ariane 62 dal Centro spaziale guyanese. Gli orari di lancio possono slittare per meteo o per motivi tecnici, e la finestra viene confermata solo nelle ore precedenti.